| San Michele Salentino |
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San Michele Salentino il cui nome deriva dal Santo omonimo e il determinante indica la penisola salentinaè in pro vincia di Brindisi, situato a 153 metri di altitudine all'inizio della piana salentina. San Michele può diventare sempre più punto di riferimento delle sagre agricole, orientate alla valorizzazione e commercializzazione delle produzioni agro-alimentari altosalentine, si tengono già alcune sagre paesane come quella del fico mandorlato.
San Michele Salentino il cui nome deriva dal Santo omonimo e il determinante indica la penisola salentinaè in pro vincia di Brindisi, situato a 153 metri di altitudine all'inizio della piana salentina. San Michele può diventare sempre più punto di riferimento delle sagre agricole, orientate alla valorizzazione e commercializzazione delle produzioni agro-alimentari altosalentine, si tengono già alcune sagre paesane come quella del fico mandorlato. Dista 9 km da Carovigno, 12 km da Ceglie, 8 km da San Vito 12 km da Ostuni e 18 chilometri dal mare. Brindisi con il suo aeroporto dista meno di 30 km, Taranto 50 km, Lecce 70 km e Bari 90 km. UN PO' DI STORIA... Sorse nell'Ottocento per volere dei principi Dentice (di San Vito dei Normanni), sul luogo di una masseria, per la concessione dei terreni in enfiteusi ai contadini provenienti dai paesi limitrofi, specialmente da Ceglie Messapica. Il sito mostra tuttavia tracce evidenti di frequentazioni remote. Attorno alla masseria si formò un villaggio rurale denominato "Masseria Nuova". Con la messa a coltura del fertile territorio, il villaggio assunse le dimensioni e l'aspetto di un insediamento urbano: fu eretta una chiesa e fu assicurata l'istruzione ai figli dei contadini.Il paese fu dapprima amministrato dal comune di San Vito dei Normanni e, dal 1928, dopo aspra e lunga contesa, ottenne l'autonomia comunale e assunse l'attuale denominazione in onore all'Arcangelo Michele, verso il quale esisteva già un'antica devozione - introdotta dai Longobardi - da parte dei primi coloni. La leggenda narra che durante i lavori di dissodamento un contadino rinvenne un'effigie del Santo. Nel corso dei primi decenni del Novecento ebbe l'allacciamento alla rete dell'Acquedotto Pugliese, proseguì rapidamente il razionale ammodernamento del centro urbano - avvenuto soprattutto durante il ventennio fascista - e s'intensificarono le attività economiche. TRADIZIONI San Michele Salentino coltivava in passato rituali connessi al credo religioso e ai cicli produttivi agrari. Quindi, religione e realtà economica procedevano di pari passo. Ma non tutto è andato perduto. Ancora oggi una tradizione molto curiosa è quella legata al culto di S. Lucia, di cui è conservata la statua nella chiesa madre. La santa, protettrice della vista, viene venerata la sera del 13 dicembre di ogni anno. Costume vuole che per le strade cittadine, su iniziativa delle famiglie residenti, si accendino grandi falò. Attorno ad essi si raccolgono i paesani che, osservando intensamente il fuoco, pregano affinchè la salute degli occhi sia preservata e invocano la guarigione dei meno fortunati. L’evento si inserisce nel periodo delle festività prenatalizie, accompagnandosi, quindi, ad un rituale anche gastronomico. Infatti, i Sammichelani approfittano dell’occasione per riunirsi e offrirsi a vicenda le delizie tradizionali di propria produzione: vino , tarallini e “purcidduzzi” (squisitezze fritte o al forno, di forma simile agli gnocchi) . Un’altra usanza è quella del saluto al carnevale, ossia la “scasc-pignet” che si svolge in concomitanza con i festeggiamenti del carnevale (Pignata: ‘pentola’ in terracotta utilizzata un tempo dalle nostre nonne, ma oggi rivalutata e ancora usata per cuocere in modo naturale le pietanze vicino alla fiamma del caminetto). Si evince, quindi, che elemento collante del folclore sammichelano è la CUCINA, dentro e fuori casa. |
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Sorse nell'Ottocento per volere dei principi Dentice (di San Vito dei Normanni), sul luogo di una masseria, per la concessione dei terreni in enfiteusi ai contadini provenienti dai paesi limitrofi, specialmente da Ceglie Messapica. Il sito mostra tuttavia tracce evidenti di frequentazioni remote. Attorno alla masseria si formò un villaggio rurale denominato "Masseria Nuova". Con la messa a coltura del fertile territorio, il villaggio assunse le dimensioni e l'aspetto di un insediamento urbano: fu eretta una chiesa e fu assicurata l'istruzione ai figli dei contadini.